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Colloqui di lavoro: come affrontare i nuovi Assessment Center

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ASSESSMENT CENTER E COME AFFRONTARLO

Negli ultimi anni le tecniche di recruiting hanno subito una profonda evoluzione. L’obiettivo fondamentale non è più quello di individuare ed esaltare le attitudini oggettive del candidato bensì le sue softskills (le attitudini e le capacità relazionali).
Alla luce di questa nuova logica nasce l’assessment center, ovvero un colloquio di gruppo che sostituisce, almeno nella fase iniziale, il colloquio individuale. L’obiettivo è quello di selezionare il miglior candidato, o quello che, potenzialmente, potrebbe esserlo.
Le tecniche e i processi aziendali possono essere acquisiti con la pratica e padroneggiati in tempi relativamente brevi. Non si può affermare lo stesso delle softskills.
Il carattere non si modifica. La preparazione si.

assessment center 2

Secondo la logica moderna del mondo delle HR, è necessario valutare le capacità relazionali del candidato. Si parla, nel linguaggio specifico, di Assessment Center. Questa prova si svolge con la presenza di 8-10 candidati, generalmente seduti intorno ad un tavolo a ferro di cavallo. Sono presenti poi i recruiter che osservano i comportamenti dei candidati mentre svolgono le prove. I candidati non devono mai guardare i recruiter durante le prove. Non devono mai dominare sugli altri. E’ necessario utilizzare la logica del leader e mai quella del capo autoritario. Si dev’essere collaborativi utilizzando espressioni come: “ Forse hai ragione, non avevo considerato quest’altro punto di vista”; “ Avete delle idee?”.

GLI STEP DELL’ASSESSMENT CENTER: I CONSIGLI

colloquio presentazione

L’assessment center prevede più prove.

La prima prova

E’ una presentazione di se stessi. Mi raccomando: preparatela bene! E’ molto importante dichiarare di aver fatto delle esperienze di volontariato. Le risorse umane moderne sono molto sensibili su questi temi. Un altro consiglio è quello di proporsi per presentarsi prima di tutti. Questo gesto è indice di spirito di iniziativa.
In alcuni casi, si chiede al candidato di descriversi attraverso degli aggettivi (massimo tre). Esistono anche metodi di presentazione moderni, ad esempio la descrizione di se stessi attraverso un oggetto. In questo caso il candidato deve trovare degli aggettivi comuni tra se stesso e l’oggetto. Una tecnica davvero innovativa e soprattutto intelligente!

La seconda prova

assessment center

Consiste in un lavoro da fare in gruppo. Ad esempio, organizzare una festa, salvarsi da un naufragio, salvare un’azienda da un fallimento o aiutarla a fronteggiare la concorrenza. Insomma, la prova non è univoca e soprattutto non ha valenza tecnica. L’obiettivo è quello di capire come il candidato si relaziona con le altre persone. Pensate, ad un colloquio ho addirittura sentito suggerire (dinanzi ad un test che metteva i candidati nelle condizioni di dover risanare un’azienda di prodotti artigianali) di abbassare la qualità dei prodotti. Quel candidato riuscì, nonostante la pessima intuizione, a superare la prova. L’esempio sottolinea che la prova serve soprattutto a mettere in evidenza le softskills del candidato.

(CLICCA QUI PER VEDERE UN ESEMPIO! prova assessment center)

La terza prova

Consiste sempre in un lavoro di gruppo in cui bisogna ordinare, prima da soli e poi insieme al resto del gruppo, degli oggetti in ordine di importanza. Ad esempio: si ipotizza che il candidato sia uno studente iscritto al primo anno di università. Viene dato un elenco di servizi che l’università deve offrire. Il candidato, prima è chiamato a ordinare in base al suo personale ordine d’importanza quell’elenco, e successivamente, deve interagire con il gruppo per stilare l’ordine di importanza comune a tutti. In questa prova, come in tutte le altre, non è importante il risultato al quale si giunge ma al come si arriva al risultato.
La forma cambia ma il contenuto rimane lo stesso. La capacità di relazionarsi e di poter prendere delle decisioni insieme ad altre persone.
Quindi, evitare di essere scontrosi e di voler prevalere sugli altri. Giustificare ed argomentare sempre tutto ciò che si dice, dalla cosa più banale a quella più complessa.

Ma a questo punto mi sorge una domanda: quanto è facile fingere di essere chi non si è?

di Giusy Auriemma

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