Un’ora al giorno in auto o sui mezzi, il pieno che supera di nuovo i 2 euro al litro, il pranzo fuori casa cinque giorni su cinque. Per molti lavoratori il costo vero del lavoro non compare in busta paga, ma pesa ogni mese. È anche per questo che cresce l’interesse per il lavoro da remoto: non solo come benefit concesso dall’azienda, ma come vera e propria direzione nella ricerca di un nuovo impiego.
Vediamo quanto tempo e quanti soldi si possono risparmiare, quali sono i rovesci della medaglia e dove cercare offerte concrete.
Lo smart working in Italia oggi
Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, in Italia sono circa 3,6 milioni le persone che lavorano almeno in parte da remoto. Lo stesso Osservatorio stima che, a parità di strumenti e produttività, potrebbero essere 6,5 milioni: il potenziale è quasi il doppio di quanto si pratica oggi.
Nell’autunno 2026 il tema è tornato d’attualità per un motivo molto concreto: il caro carburanti. Alcune aziende, come Fiere di Parma, hanno aumentato le giornate da remoto proprio per alleggerire le spese di spostamento dei dipendenti, e diversi sindacati hanno chiesto lo stesso nella pubblica amministrazione.
Il primo motivo: il tempo
Il tempo è la risorsa che si recupera per prima. Un’indagine dell’Arval Mobility Observatory ha rilevato che più di un terzo dei lavoratori intervistati impiega oltre un’ora al giorno tra andata e ritorno. Il calcolo è semplice:
- 1 ora al giorno di tragitto per 220 giorni lavorativi fa 220 ore l’anno;
- sono circa 27 giornate lavorative da 8 ore, più di un mese intero passato in auto, in treno o alla fermata.
Lavorando da casa quel tempo torna disponibile: per dormire di più, seguire i figli, fare sport o semplicemente iniziare la giornata con meno stress. Chi vive in provincia o in zone poco servite dai mezzi pubblici ne beneficia ancora di più.
Il secondo motivo: le spese
Ecco una stima di quanto costa un tragitto di 30 chilometri al giorno (andata e ritorno) per 220 giorni, ai prezzi medi rilevati dal Ministero delle Imprese il 1° novembre 2026: benzina self a 2,010 euro al litro e gasolio a 2,241 euro.
| Voce | Ipotesi | Costo annuo stimato |
|---|---|---|
| Carburante (benzina) | 6.600 km, consumo 6 litri/100 km | circa 796 € |
| Carburante (gasolio) | 6.600 km, consumo 5 litri/100 km | circa 740 € |
| Pranzo fuori casa | 8 € al giorno per 220 giorni | circa 1.760 € |
A questi importi vanno aggiunti, a seconda dei casi, parcheggio, pedaggi, usura dell’auto e tagliandi, oppure il costo dell’abbonamento ai mezzi pubblici. Non tutto è risparmio netto, però: chi lavora da casa consuma più elettricità e riscaldamento, e deve attrezzare una postazione adeguata. Il bilancio resta comunque favorevole per la maggior parte dei pendolari, soprattutto per chi percorre molti chilometri.
Gli svantaggi da mettere in conto
Il lavoro da remoto non è adatto a tutti, e conviene saperlo prima di cercarlo:
- isolamento: senza colleghi intorno è facile sentirsi tagliati fuori;
- confini sfumati: quando casa e ufficio coincidono, la giornata lavorativa tende ad allungarsi;
- sedentarietà: anche il tragitto verso l’ufficio era movimento, e va compensato;
- spazio e connessione: servono una postazione tranquilla e una linea internet affidabile.
Le opportunità: dove cercare un lavoro da remoto
Le strade principali sono due. La prima è il lavoro dipendente in smart working: sui portali di annunci tradizionali conviene filtrare per “da remoto” o “full remote” e verificare nel contratto quante giornate di presenza sono richieste. La seconda è il lavoro freelance per piattaforme internazionali, un settore cresciuto rapidamente negli ultimi anni.
Tra queste opportunità ci sono molti incarichi legati all’intelligenza artificiale: le aziende che sviluppano i modelli cercano persone madrelingua che valutino, scrivano o correggano testi e audio. Per chi parla italiano, OpenJob raccoglie le offerte di lavoro da remoto in italiano, controllate ogni giorno sulle pagine ufficiali delle piattaforme. Ogni annuncio indica paga, requisiti di lingua e Paesi ammessi, e la candidatura avviene sempre gratuitamente sul sito ufficiale.
Le attività più comuni sono:
- valutazione e correzione delle risposte dei modelli di intelligenza artificiale;
- traduzione, revisione e localizzazione di testi;
- registrazione e trascrizione audio;
- valutazione di ricerche e annunci, come mappe e risultati di ricerca.
Per orientarsi, OpenJob ha pubblicato alcune guide in italiano: un confronto tra cinque opportunità tra AI, audio e localizzazione, una panoramica dei lavori di valutazione di ricerche e annunci e una selezione di progetti per esperti in materie scientifiche e matematica. Chi ha competenze specifiche, per esempio in diritto, medicina, finanza o programmazione, trova di solito le tariffe più alte: per chi punta a queste c’è l’elenco delle offerte in italiano da almeno 20 dollari l’ora.
Cosa controllare prima di candidarsi
Gli incarichi su queste piattaforme sono quasi sempre collaborazioni freelance, non posti fissi. Prima di candidarsi è bene verificare alcuni punti:
- Residenza: parlare italiano non basta, molti progetti sono aperti solo a chi vive in determinati Paesi.
- Compenso: la paga può essere oraria o a compito, spesso in dollari, e le ore disponibili non sono garantite.
- Requisiti: alcuni progetti chiedono anche l’inglese, titoli di studio o esperienza documentata.
- Canale ufficiale: ci si candida solo sul sito della piattaforma, e nessuna offerta seria chiede soldi per partecipare.
- Fisco: i compensi vanno dichiarati. Se l’attività diventa abituale serve la partita IVA, spesso con il regime forfettario. Prima di iniziare conviene parlarne con un commercialista.
Per un quadro più ampio sulle offerte da casa c’è anche la nostra guida su dove cercare offerte di lavoro da casa e quali opportunità valutare.
In sintesi
Lavorare da remoto può restituire oltre un mese di tempo all’anno e diverse centinaia di euro di spese di trasporto. Non è la soluzione giusta per tutti, ma con il carburante di nuovo sopra i 2 euro al litro vale la pena considerarla quando si cerca un nuovo lavoro, che si tratti di un impiego dipendente in smart working o di collaborazioni da casa con piattaforme internazionali.
Trasparenza: OpenJob è un progetto collegato a L’Indisponente. Le offerte citate sono pubblicate dalle singole piattaforme, che restano le uniche responsabili di selezione e compensi.
